28/03/2018, 18:16



Primavera:-tra-arte,-mito-e-spiritualità


 



Un cammino incessante quello del tempo, che ogni anno ci mette davanti all’eterno ciclo delle stagioni e con ognuna di esse uno stato d’animo. L’inverno è ormai passato anche se il tempo non ci dà ancora la sua dimostrazione, e con esso a poco a poco andranno via anche i sentimenti di malinconia che il cupo cielo e le continue piogge provocano. È infatti il periodo in cui l’uomo tende a stare in ambienti chiusi, contenuti, davanti ad un fuoco, pensando agli affetti più cari che mancano, ricercando situazioni di familiarità e meditando per ritrovare il proprio equilibrio spirituale. 

L’equinozio di primavera, invece, dà inizio al superamento della luce sulle tenebre esprimendo una chiara promessa di rigenerazione. 
È tempo dunque di rinascere, rinascere spiritualmente, riempire il nostro animo di sentimenti positivi in vista delle calde giornate che, con i loro i fiori dai mille colori, porteranno una nuova armonia ai campi aridi ed ai rami spogli. 
Dettagli che affondano le radici lontane nel tempo fino al mito del "Ratto di Proserpina". Figlia di Cerere e Giove, un giorno si trovava nel bosco adiacente al lago di Pergo con le ninfe a raccogliere i fiori ed ammirare quei meravigliosi posti dove "la Primavera è eterna", quando Plutone - già colpito da Cupido - la vide, se ne innamorò e la rapì portandola con sé negli inferi. Cerere, afflitta dal dolore, iniziò a cercarla finché non seppe del ratto e così si diresse da Giove per chiedere indietro sua figlia, ma non poté raggiungere più di un compromesso, come racconta Ovidio nel V libro delle Metamorfosi: "Quanto a Giove, mediando tra il fratello e l’afflitta sorella, suddivise l’anno in due parti, in modo che Proserpina, divinità comune a entrambi i regni, stesse sei mesi con la madre e sei con suo marito. E lei subito cambia di spirito e d’aspetto: se poc’anzi sembrava troppo cupa anche a Plutone, ora le brilla in fronte l’allegria come il sole che [...] si affaccia vittorioso tra le nubi". 
Cerere dunque, divinità materna della terra e della fertilità, per il dolore provocatole, per i sei mesi (autunno e inverno) in cui sua figlia era negli inferi privò l’uomo dei suoi doni (fiori, frutti). È a questo mito che si fa risalire l’alternanza delle stagioni, il ritorno di Proserpina dalla madre, nel giorno dell’equinozio di primavera ridona armonia, bellezza e felicità. 
Uno tra i più bei racconti della mitologia, a cui non pochi artisti hanno dedicato meravigliose opere d’arte, in particolare il Bernini con la celebre scultura "Il ratto di Proserpina" risalente al 1621-1622. L’opera ritrae il momento più drammatico della storia, la bella dea in preda allo spavento che cerca di liberarsi dalla presa del Dio che la tiene con forza. Le dita che affondano nel corpo di Proserpina, la pelle candida di lei, le vene di Plutone, i capelli al vento ed il vestito a terra. Opera dinamica e maestosa, due corpi vivi che non sembrano apparentemente scolpiti nel marmo, ma allo stesso tempo eterni come il mutare delle stagioni, proprio perché di marmo fatti.


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